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Archivio di Stato di Novara

Richiesta di contributo per assistenza ai figli delle mondariso, 1947 (Prefettura di Novara, Gabinetto, b. 80)


Costume femminile di egiziana, per il ballo "Nephet", ossia "Il figliol prodigo", sec. XIX (Teatro Coccia di Novara, b. 257/2)


Permuta di beni tra Gualtieri, priore di San Pietro di Castelletto, con Gualla, prevosto di San Giulio d'Orta, 1138 (Fondo manoscritti Biblioteca Civica di Novara)


Disegno del corso del fiume Strona con la disposizione delle risaie intorno, 1674 (Contado di Novara, Cassetta XLVII, n. 136)


Patrimonio documentario

L'Archivio di Stato di Novara, istituto periferico del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, conserva più di 15 km. lineari di scaffalature di documentazione, comprendente circa 150.000 tra faldoni, registri e volumi, oltre 3.000 pergamene e più di 10.000 tra stampe e disegni.

Questo patrimonio è situato in parte nell'ex Chiesa della Maddalena, divenuta Archivio notarile all'epoca della Restaurazione, in parte in depositi climatizzati e dotati di impianti di sicurezza antincendio. 

L'istituto conserva documentazione prodotta dagli uffici periferici dello Stato, depositi di enti pubblici ed archivi provenienti da fondi e collezioni private. Tra i più antichi fondi archivistici di provenienza statale vi sono quelli delle magistrature di Antico regime, soppresse nel corso del Settecento come per i Contadi di Novara e di Vigevano, o non sopravvissute all'epoca napoleonica, come avvenne per l'Intendenza per l'alto e basso Novarese e Vigevanasco. L'Archivio del Contado di Novara, istituzione rappresentativa delle comunità rurali del Novarese, consta di 613 pezzi tra cartelle e registri, con documentazione compresa tra il XV secolo e il 1779. L'Archivio dell'Intendenza novarese, ufficio periferico con compentenze amministrative e giurisdizionali, istituita dopo l'annessione agli Stati sabaudi, venne parzialmente distrutto nel 1781, ed attualmente si conserva solo la documentazione prodotta negli anni successivi.

Di grande rilevanza è l'archivio della Prefettura napoleonica del Dipartimento dell'Agogna, riordinato da Luca Peroni nei primi anni dell'Ottocento, che comprende 2214 buste e 463 registri. Con la Restaurazione venne istituita l'Intendenza generale della divisione di Novara, con competenze maggiormente pervasive nei confronti dei Comuni rispetto al precedente ufficio d'Antico regime. Nel 1861 vi subentrò la Prefettura, organo rappresentativo del Governo nel territorio della provincia, i cui fondi archivistici, in particolare quelli dell'ufficio di Gabinetto, degli Affari generali e speciali dei Comuni, delle Opere pie sono di grande rilevanza per la storia del territorio novarese tra l'unificazione e l'età repubblicana. 

L'Archivio di Stato conserva inoltre i fondi di uffici statali con competenze strettamente amministrative e fiscali; in particolare vi sono le serie dell'asse ecclesiastico e del culto dell'Intendenza di finanza, che conservano le carte degli enti e corporazioni religiose soppressi. Attraverso i titoli e le note di trascrizione di atti di vendita, successioni, convenzioni della Conservatoria dei registri immobiliari è possibile effettuare ricerche amministrative (fino all'anno 1957), insieme alle Successioni degli Uffici del registro e dell'Agenzia delle Entrate di Novara e di Borgomanero.

Oltre ad alcune mappe teresiane e planimetrie settecentesche della città, il corpus maggiormente significativo di mappe, insieme ai relativi registri, è pervenuto attraverso i versamenti degli Uffici distrettuale delle Imposte Dirette di Novara, Oleggio, Borgomanero, che illustrano lo stato dei catasti nel 1936. I versamenti dei fondi dell'Ufficio Tecnico Erariale hanno inoltre consentito di acquisire sommarioni e registri catastali preunitari, mentre attraverso i progetti e i disegni del Genio Civile è possibile ricostruire gli interventi su edifici e infrastrutture pubbliche della provincia per il periodo compreso tra il 1861 e il 1977.

Gli uffici giudiziari hanno versato la documentazione relative alle Giudicature e alle Preture; si segnalano in particolare 708 buste contenti fascicoli dei procedimenti penali, ordinati intorno al 1880 da un cancelliere del Tribunale di Novara. Cospicua è inoltre la documentazione relativa ai procedimenti del periodo successivo, fino alla metà del XX secolo, che consta di circa un migliaio di buste. Attraverso i versamenti del Tribunale di Novara e della Procura della Repubblica è pervenuta inoltre documentazione eterogenea relativa all'amministrazione della giustizia tra XIX e XX secolo, mentre di grande rilevanza è il fondo della Corte di Assise di Vercelli, poi di Novara, che giudicava i reati più gravi, e della Corte di assise straordinaria, istituita tra il 1945 e il 1947 per giudicare i reati di collaborazionismo.

I Distretti militari di Torino e di Vercelli hanno versato le liste di leva, i ruoli e i fogli matricolari del personale di truppa proveniente dalle province del Novarese dal Verbano-Cusio-Ossola. Le serie documentali, composte da 1.061 tra volumi e registri, oltre che di 553 buste, sono particolarmente consultate per ricerche genealogiche.

Sono inoltre state versate dalla Questura di Novara le carte della serie relativa alla categoria A/8, detta dei "Sovversivi", nella quale si ritrovano fascicoli dei nemici dello Stato, con particolare riferimento al periodo fascista e alla prima età repubblicana. 

Riveste notevole importanza la documentazione prodotta dai Notai del Novarese, costituita da più di 16.000 buste contenenti minutari tra il XV e il XX secolo, mentre al 1770 risale l'istituzione nel Novarese degli Uffici di insinuazione, denominati nel 1862 Uffici del Registro, presso i quali si dovevano depositare, previo pagamento di un'imposta, le copie degli atti rogati dai notai.  

L'Archivio di Stato di Novara conserva inoltre numerosi fondi archivistici in deposito da altri enti pubblici. Tra essi vi è l'archivio storico del Comune di Novara, che subì severi depauperamenti e distruzioni, a cominciare dal saccheggio di Giovanni il Paleologo, marchese del Monferrato, che espugnò nel 1356 la città, distruggendo pergamene e codici nel Broletto. Pezzi pregevoli superstiti furono concentrati nel fondo Manoscritti della Biblioteca civica. L'archivio, che comprende documentazione dal 1183 al 1949, è composto da 785 volumi, 2237 registri, 5023 buste. Vi sono inclusi registri di popolazione e del catasto. 

L'Archivio storico della Provincia di Novara comprende 2054 buste con documentazione della seconda metà del sec. XIX, relativa alle diverse funzioni svolte dall'ente in ambito sanitario, infrastrutturale, nell'istruzione e nell'assistenza.  

Un'altra istituzione di notevole importanza per la storia della città e dell'assistenza a malati e indigesti è l'Ospedale maggiore della carità, il cui archivio è composto da 6042 unità, ovvero 2279 buste, 2482 tra volumi e registri, 1051 pergamene, 3 codici membranacei, oltre che 680 metri lineari di documentazione da riordinare e inventariare. Al suo interno vi è conservata documentazione dell'Ospizio degli esposti, che accoglieva i fanciulli abbandonati, garantendo nei primi anni di vista sostegno materiale ed educazione. Altra documentazione assisenziale proviene dai fondi dell'Ospedale psochiatrico provinciale e dall'Orfanotrofio Dominioni.

Si conservano inoltre il fondo del Collegio Caccia di Novara, ente destinato ai figli della nobiltà novarese e ai discendenti del fondatore, il giureconsulto novarese, decurione del comune di Novara e oratore presso il senato di Milano Giovanni Francesco Caccia, e il fondo del Teatro Coccia, le cui serie archivistiche documentano le stagioni liriche del XX secolo.

Vi sono inoltre collezioni di pergamene provenienti dalle abbazie di San Nazzario Sesia, dall'Ospedale maggiore della carità, dall'Ospedale di San Giuliano, da archivi di famiglia.

Notevole interesse per la storia del territorio rivestono le carte proveniente da archivi nobiliari, in particolarte dalle famiglie Brusati, Caccia di Romentino, Cacciapiatti, Tornielli di Borgolavezzaro e di Vergano, e da novaresi illustri, tra i quali si ricordano i giuristi Carlo Negroni e Giacomo Giovannetti.

 

 

  



Ultimo aggiornamento: 01/09/2020