L'Impero la Chiesa la Città: La visione politica di Dante a cura di Maria Adele Garavaglia

Novara - Archivio di Stato - Sala Giusepe Amelio - Corso Cavallotti - FAI - Delegazione novarese

4 dicembre 2015 - ore 17.15 - Categoria 1 (es. promozione della cultura)

E' assodato che l'esilio, se fu per Dante Alighieri una sciagura, costituisce per noi posteri una vera fortuna. Infatti, sprovincializzò la sua visione politica, ponendolo al di sopra delle fazioni. Dall'esterno delle mura fiorentine, egli pervenne a una valutazione ponderata della situazione politica del suo tempo, nella quale si scontravano i tre vertici di un implacabile triangolo: l'impero, la chiesa e gli interessi economici dei cittadini. Nasce da qui il suo ghibellinismo, la consapevolezza, cioè, del ruolo dell'impero e la sua riflessione dei giusti rapporti con la chiesa. Nella Commedia Dante riflette sull'interazione tra questi tre centri di poteri, allargando "a cannocchiale" la sua visione, mano a mano che trapassa dall'inferno al purgatorio al paradiso. Dedica in particolare il sesto canto di ogni Cantica al tema politico, analizzando, nella prima, la condizione emblematica di Firenze, nella seconda l'Italia, colpevolmente trascurata dagli imperatori, ostaggio delle gerarchie ecclesiastiche avide di potere, nella terza l'Europa, in particolare l'impero radicato nella tradizione romana. E' una interpretazione dell'Europa, fatte le debite riserve legate alla contestualizzazione storica, assai moderna e attuale. Questa l'Europa, egoista e troppo attenta agli interessi particolaristici e nazionali, richiede, ora come allora, una guida sovranazionale illuminata che sappia ritrovare, nella sua storia e nella sua tradizione, le motivazioni delle sue scelte nonché, nella sua cultura, l'individuazione di un percorso finalizzato alla diffusione dei valori della pace, della libertà, della democrazia, della condivisione della splendida esperienza di essere uomini e donne, immagine e somiglianza di una "divina" perfezione