Mercoledì 7 marzo 2018 - Donne di potere

"Non c'è nessuno, scriveva Montesquieu nelle Lettere persiane, che rivesta qualche ruolo importante a corte, a Parigi o in provincia, che non abbia una donna attraverso le cui mani passano tutte le grazie o le ingiustizie che egli può fare (....) E' come una sorta di stato nello stato". Eppure il Settecento ereditava il principio che affidare a una donna una qualsivoglia responsabilità di governo fosse "cosa ripugnante alla natura, contumelia a Dio, sovvertimento del retto ordine e di ogni principio di giustizia". Forse, tra la realtà descritta da Montesquieu e il principio predicato nei secoli, sta l'esatto spazio che le donne occuparono accanto al "potere". Se Caterina de' Medici, in qualità di reggente, riuscì per trent'anni a esercitare un'indiscussa autorità regale, le altre, regine o amanti, dovettero imparare a giocare d'astuzia, a crearsi alleanze, a distribuire favori, a corrompere, a punire e a uscire di scena al momento giusto. Un'eccezione alla regola sembra essere Liliane Bettencourt, ma lei era la donna più ricca del mondo.